giovedì 31 ottobre 2013

L'angolo del Newbie: Parte Prima

Ho sempre pensato che il mio primo articolo per le Magliette Bianche dovesse contenere un disclaimer. In primo luogo per scagionarmi da tutte le castronerie e barbaggianate che potrei scrivere e, in seconda battuta, perché penso che possa essere utile a te, oh lettore, per capire cosa stai per leggere.
E poi perché gli elenchi numerati di cose a caso mi sono sempre piaciuti.
Quindi:

1) Sono un pinguino da otto mesi scarsi, e una “Maglietta” da ancor meno. Penso vivamente di essere stato preso più sulla fiducia che sulle reali capacità; e poi ci doveva essere per forza quello da schernire, denigrare e picchiare in spogliatoio… quello su cui fare nonnismo brutale, per intenderci.
Beh, eccomi.
Questo per dire che i miei post saranno scritti dal punto di vista del penultimo dei niubbi per l’ultimo dei niubbi, e saranno spesso dettati da ignoranza e immaturità disarmanti. Mi rivolgo quindi a te, oh esperto pinguino che mi sta leggendo: immagino tu sia qui per prendermi per il culo, farti quattro risate o ricordare di quando sei passato anche tu dal via. Spero sinceramente non sia la prima, poiché sarebbe segno di scarsa tolleranza e strafottenza, che a mio parere si sposano poco col tipo di filosofia di cui ti fai porta-vessillo.

2) La mia distribuzione è Ubuntu, il mio DE è Gnome, e dovete farvene una ragione. So benissimo che a memoria potreste citarmi distribuzioni o DE migliori, più performanti, più fedeli alla filosofia #opensource, più accattivanti o #cosecosì. Vi prego quindi di non darmi consigli su quali distro provare, perché le altre “Magliette” mi hanno già sommerso con una lista che va da qua al Kilimangiaro (se ti stai chiedendo dove sia “qua”, sappi che è parecchio lontano dal Kilimangiaro).

3) Pur non lavorando nell’informatica ed essendo pinguino da poco, non vuol dire sia nuovo nel mondo dei computer; ero solo oscurato nel mondo di luce [cit.]. Questo per dire che quello che scrivo, nonostante io sia un pivello in mondo Linux, è dettato da una qualcerta cognizione di causa. Accetto volentieri critiche e consigli, dovete però saperli argomentare. Non basta dire “Davide guarda che quella distro è più figa perché a me piace” perché, cortesemente, #fottesega di quello che piace a voi.

Fine del disclaimer. Posso cominciare. E che Linus me la mandi buona.

Passare a Linux: Perché?

Supponiamo siate un essere vivente con una quantità di neuroni sufficiente per fare una semplice addizione matematica a un paio di cifre senza dovervi servire di calcolatrice o abaco per controllarne il risultato. Se anche la risposta fosse negativa, avreste comunque le capacità di passare a Linux, senza avere alcun problema.
Infatti la cosa non è particolarmente complicata, se opportunamente documentata. Al massimo si rischia di perdere qualche ora a leggere tutorial (sulla distribuzione che avete scelto) e procedere per tentativi. Sicuramente vi precluderete del tempo da passare col sesso opposto, ma è una cosa che sta succedendo anche ora, mentre leggete queste righe.
A questo punto, anche i meno addentro al mondo informatico (soprattutto loro, a voler peccare di pignoleria), si staranno chiedendo perché passare a un Sistema Operativo nuovo, perdendo tempo nell’apprendimento di strane meccaniche, e perché lanciarsi in un mondo del tutto diverso.
Parliamo quindi del motivo, del generatore, della corda che dovrebbe farvi vibrare il cuore e passare dalle parti dell’alleanza. Quelli che “Questi non sono i droidi che state cercando”. Qui però permettetemi, miei niubbi, di elargire il primo, vero consiglio: non ascoltate gli esperti sui perché riguardanti i dettagli prettamente tecnici, soprattutto se sono correlati da un “subito meglio”. So quanto questo possa sembrare assurdo, e riesco già a vedere la popolazione di Pinguini Anziani che si strappa i capelli, gridando allo scandalo e chiedendo perdono a Stallman per l’offesa. Vedo anche il sommo presidente delle “Magliette”, e nostra guida spirituale, parlare con diverse persone vestite in smoking nero e occhiali stretti, che sembrerebbero mischiare cemento.
Anche ammesso che siate niubbi preparati (come lo ero io a mio tempo) che però partono da zero, il salto da OSX o Windows a Linux è un salto pesante, che richiede pazienza e volontà nella sua comprensione. Linux non è più stabile degli altri SO, anzi: richiede tempo per il suo settaggio iniziale e, soprattutto, per la corretta selezione e installazione dei driver delle periferiche, oltre a chiedere tempo per la comprensione di metodiche fortemente differenti dagli altri due. Inoltre ha sempre più di un sistema per fare la stessa cosa, e nessun tutorial sarà d’aiuto in questo senso, affermando spesso che quello descritto è il migliore. Essendo un sistema aperto si da inoltre una totale libertà all’utente; cosa che, personalmente, ritengo la più bella e pericolosa del mondo (per intenderci, dà la stessa scarica di adrenalina che darebbe toccare il culo a Lara Croft). L’utente avrà in mano il potere di sputtanare la macchina, nel miglior rispetto possibile della filosofia “sbagliando s’impara”. Preparatevi a diversi format, a diversi salvataggi, a diversi post aperti in richieste d’aiuto, e a diverse bestemmie. Soprattutto quando i vostri amici nerd vi daranno 4 metodi diversi per risolvere un problema, salvo poi cominciare a litigare sul vostro post di cose assolutamente non attinenti alla vostra richiesta (le Flame War passano dalla migliore distro, al miglior Desktop Environment, o DE, fino alla migliore colazione per un punguino).
Allora perché fare questo maledetto passaggio? Perché subire le angherie di persone che vi scherniranno, confonderanno e faranno impazzire?
Le risposte sono due, almeno dal mio punto di vista: una prettamente tecnica e una incredibilmente filosofica. Partiamo dalla prima.
Quando ho detto di non ascoltare gli esperti, ho specificato di farlo solo se nella frase era presente un “subito meglio”. Linux è veramente meglio: la sua libertà si sposa squisitamente con delle feature incredibilmente utili in caso di sputtanamento, da cui nessun SO è esente (anche se, devo ammettere, un computer con il pinguino in mano a persone competenti sembra essere incrollabile). Gli aggiornamenti da una versione all’altra sono rapidi, e se fatti con accortezza non si ha il rischio di perdere file importanti. Dobbiamo poi parlare della sua duttilità, dei mille Tweak Tool che vi permetteranno sempre di avere una macchina nuova, più in linea con i vostri gusti o bisogni. Tale modificabilità è resa anche dalla presenza di diversi DE, che vi permetteranno di scegliere il vostro “flavour” preferito. Inoltre Linux ha dalla sua la possibilità di funzionare perfettamente su macchine datate (e non). Questo lo rende un ottimo sostegno per quelli che non hanno intenzione di star dietro al folle mondo informatico, dove una macchina diventa obsoleta dopo poco più di 2 giorni.
È però la motivazione filosofica che mi ha convinto alla conversione. La comunità che ci gira intorno, la disponibilità dei linari di aiutarti a capire questo o quello, la loro passione, la loro voglia. Tutto questo gira intorno alla splendida filosofia dell’Open Source, della possibilità di avere un computer in cui tu sei il vero amministratore, il vero utente. Non un u-tonto qualunque, che non sa nemmeno quello che sta facendo. La possibilità, se desideri, di mettere un DE, passare ad un altro e poi tornare indietro, senza mai formattare la macchina. Tenerne anche più d’uno allo stesso momento, selezionando all’avvio quale sia quello che vuoi usare oggi. Scegliere il proprio gusto e litigare con i pinguini su quanto siano stati sfigati a sceglierne altri.
Il mondo di Linux è incredibilmente simile a quello dei tifosi di Rugby: durante il flame tutti a tifare per la propria distro, insultando gli avversari. Poi, al terzo tempo, tutti amici. Tutti con la birra in mano sotto lo stesso vessillo, tutti con la stessa idea. Che un mondo Open è un mondo più pulito. Più chiaro.

Persino più bello.

Non smetterò mai di ringraziare tutte le persone che me l’hanno fatto conoscere, e che mi aiutano ogni giorno a comprenderlo meglio.

N.B.
Non ho specificato, né puntato il dito sul fatto che le distro sono free. Devo ammettere di aver peccato di malignità: alla fine di ISO e loader di Windows il web è pieno. E non volevo girare il dito nella piaga di quelli che Windows se lo sono comprati (me compreso). Ma, supponendo siate persone oneste fino al midollo, anche risparmiare qualche decina (centinaia) di euro mi sembra un’ottima motivazione.